1) Milano caput mundi

Milano - Dicembre 2011

"Estrassi dall'astuccio la penna nera. Era la mia solita Bic: la usavo in ogni prova importante, fin dall'Esame di maturità. Mi aveva sempre portato fortuna. O almeno, così credevo.

Giocherellai per qualche istante con il tappo, mordendolo nervosamente. Poi guardai il tavolo della Commissione, lontano decine e decine di file di banchi dalla mia posizione. Mi venne un brivido.

Uno dei tanti di quella mattina.

Era ormai mezzogiorno e l'attesa durava da almeno quatto ore.

Il mio vicino, un uomo abbondantemente oltre la quarantina, se ne stava seduto in bilico sulle gambe posteriori della sedia, con un mezzo sorriso stampato in faccia. "Beato lui che è così sereno", pensai.

Le mie riflessioni furono però presto interrotte dal gracchiante fischio metallico del microfono negli altoparlanti. Era giunto il momento: la dettatura della traccia. Civile. Ad ogni riga cercavo di individuare un problema giuridico. Cercavo di rievocare nella mia mente un ricordo su una sentenza letta mesi prima. Non ascoltai quasi la seconda traccia, la scrissi e basta. Quel ricordo lontano e indefinito mi tormentava.

Mi accorsi che la mia mano stava tremando.

Trassi un profondo respiro, imponendomi di rimanere calmo. Presi il codice commentato e iniziai a sfogliarlo. Non ero alla ricerca di un qualche articolo in particolare o di una qualche sentenza risolutiva: era solo il modo più semplice per tenermi impegnato.

<<Maledizione, mi è uscito tutto l'olio!>>

Mi voltai: il mio vicino aveva estratto dalla borsa una vaschetta di plastica contenente dei carciofi. Un po' di olio era colato sul banco e sul pavimento, miracolosamente risparmiando codici e fogli protocollo.

<<Per caso ne vuoi un po'?>> - Mi chiese in modo affabile.

Non risposi subito. Dopo alcuni secondi, una voce che non sembrava la mia proferì un timido <<No, grazie>>.

Il mio vicino continuò: <<Sai che ti dico? Mi è venuta fame, io inizio a mangiare. Tanto le soluzioni, in genere, arrivano dopo due ore.>>

Era una confessione. Una candida confessione.

Gli sorrisi imbarazzato, mi ravvivai i capelli con due mani e piantai gli occhi sul codice, deciso a non rialzarli più.

Avevo già trovato qualcosa da raccontare."