Cassazione Penale, Sentenza 05 giugno 2017, n. 27766, Il caso Riina

La sentenza in esame annulla l'ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha rigettato la richiesta presentata dal detenuto, Salvatore Riina, di differimento dell'esecuzione della pena ex art. 147 c. 3, c.p. e in subordine di esecuzione della pena nelle forme della detenzione domiciliare. La Cassazione, nell'annullare l'ordinanza, fissa alcuni importanti principi che riportiamo nei passaggi più importanti.

 

Compatibilità tra stato di salute del detenuto e regime carcerario: affinchè la pena non si risolva in un trattamento inumano e degradante, lo stato di salute incompatibile con il regime carcerario deve avere riguardo ad ogni stato morboso o scadimento fisico capace di determinare un’esistenza al di sotto della soglia di dignità, che deve essere rispettata pure nella condizione di restrizione carceraria. La valutazione deve tener conto del fatto che la sofferenza o l'afflizione sia di tale intensità da eccedere il livello che, inevitabilmente, deriva dalla legittima esecuzione della pena.

 

Esistenza di un diritto a morire dignitosamente: deve essere sempre assicurato al detenuto. Non è legittimo dire che la morte, quale esito infausto dello stato di salute del detenuto, sia valutata come mera "condizione di natura".

 

Attualità della pericolosità del soggetto: ferma restando l’altissima pericolosità del detenuto e del suo indiscusso spessore criminale, non è chiaro come tale pericolosità possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico dello stesso. Le eccezionali condizioni di pericolosità debbano essere basate su precisi argomenti di fatto, rapportati all’attuale capacità del soggetto di compiere, nonostante lo stato di decozione in cui versa, azioni idonee in concreto a integrale il pericolo di recidivanza.

 

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Caso Salvatore Riina
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